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Immagine e immaginazione





Di Vincenza Minniti.

Immaginare significa vedere. In greco antico vedere corrisponde al verbo orao, un verbo politematico. Da uno dei suoi 3 temi, precisamente id, deriva la parola idea nel significato che anche Platone attribuisce a questa parola, cioè il più alto grado di conoscenza.

Immaginare, vedere, conoscere.

L’immagine ha un ruolo centrale nel processo di conoscenza e in quello creativo. Il vedere è una pratica per conoscere, situarsi nel mondo e sapere anche se stessi: da dove traggono la loro potenza le immagini? Il potere delle immagini e dei segni risiede nel loro rendere possibile e quindi accessibile la presenza dell’assenza. Le immagini hanno un valore immateriale, nonostante siano prodotte da colori, da linee sulla tela, da legno, pietra o marmo o siano anche foto, danno origine a qualcosa che non sembra materiale .

Le immagini sono qualcosa di materiale che ci mostra qualcosa d’altro: una visione, una scena, un senso. Esse sono contemporaneamente una cosa e una non-cosa, si trovano a metà strada tra una pura realtà e l’immaterialità dei sogni.

L’immagine come paradigma filosofico trova uno dei suoi fondamenti in Wittgenstein che nelle Ricerche filosofiche sviluppò il concetto di “gioco linguistico” , basandolo sulla “somiglianza di famiglia” dei concetti.

Il legame stabilito dalle somiglianze è lento ma abbastanza resistente da formare un intreccio semantico e dare così spazio alle metafore. La metafora si presenta come un ottimo candidato adatto a discutere su come funzionano le immagini, siano esse dipinte, scolpite o costruite: per Calvino ad esempio l'immagine possiede un potere gnoseologico, essa è indispensabile, insieme alla parola, per conoscere la realtà, è un punto di partenza per rapportarsi ad essa. Egli stesso dice: "Le immagini sono più importanti della parola o della scrittura, ma esse debbono collaborare per esprimere l’inesprimibile.".

Calvino vedeva il nostro tempo come una minaccia all’immaginazione dell’individuo e si poneva una domanda che ancora ci inquieta: «Quale sarà il futuro dell’immaginazione individuale in quella che si usa chiamare la “civiltà dell’immagine? Il potere di evocare immagini in assenza continuerà a svilupparsi in una umanità sempre più inondata dal diluvio delle immagini prefabbricate?”.


“Una volta la memoria visiva di un individuo era limitata al patrimonio delle sue esperienze dirette, ad un ridotto repertorio d’immagini riflesse dalla cultura; la possibilità di dar forma a miti personali nasceva dal modo in cui i frammenti di questa memoria si combinavano tra loro. Oggi siamo bombardati da una tale quantità di immagini da non sapere più distinguere l’esperienza diretta da ciò che abbiamo visto per pochi secondi alla televisione. La memoria è ricoperta da strati di frantumi d’immagini come un deposito di spazzatura, dove è sempre più difficile che una figura tra le tante riesca ad acquistare rilievo.”

(Italo Calvino, Lezioni americane. Visibilità)

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