In che cosa credi?



Di Rosarita Minniti


Anche questa volta ho cercato di capire quello che ci siamo raccontati e che si riassume nelle parole di Gianalberto: riprenderò i libri di ingegneria.

In che cosa credi?

Credere, conoscere.

Esiste una differenza tra credere e conoscere. I valori in cui si crede possono mutare col tempo.

Credere è spesso un atto di fede ed è quasi sempre legato all’esperienza religiosa. Credere significa scegliere una verità. Una verità che si presenta in diverse forme: poesia, bellezza, vita, arte, Dio, parola.

Quindi credere è la capacità degli esseri umani di vivere in modo consapevole.

Tuttavia, per vivere in modo consapevole è necessaria la conoscenza. Quanto può essere indipendente dalla scienza la conoscenza? Cito Davide che durante l’ultima serata ha detto:“I poeti dicono che la scienza rovina la bellezza delle stelle, riducendole ad ammassi di atomi di gas. Mi commuovo a vedere le stelle di notte nel deserto.” Ma vedo di meno o di più? Qual è lo schema? Saperne qualcosa non distrugge il mistero. Abbiamo bisogno di mistero ma abbiamo bisogno di consapevolezza per conoscere il mondo, raccogliere tracce, indizi, individuare cause ed effetti, ricercare, esplorare, non smettere mai di guardare, non smettere mai di essere disponibili perché ci sono sempre nuove mete di consapevolezza da raggiungere, nuovi misteri da scoprire.

Non smettere mai di chiedersi chi sono? In cosa credo? Cosa voglio conoscere? Cosa mi appassiona?

L’opera artistica è sempre un fatto individuale, l’artista opera con parole e segni che traducono una esperienza interiore e una versione personale. Ma pur essendo personale una volta espressa tale opera appartiene all’umanità tutta e per sempre. L’artista non è mai superato dalla dimensione del tempo. L’opera di Dante non fa diventare antica l’opera di Omero, Petrarca non abolisce Pindaro, Shakespeare non rende banale Eschilo e tutti concorrono a formare la civiltà dei tempi futuri, esprimendo nel modo migliore il loro tempo.

L’opera scientifica non è necessariamente individuale e può essere svolta da equipe di scienziati. Cerca le connessioni logiche tra fatti comunicabili e sperimentabili ma le sue conclusioni sono spesso provvisorie e superabili. L’opera scientifica è sempre superabile. Newton include e supera Galileo, Einstein include e supera Newton. La cultura scientifica è seminata di cadaveri di teorie errate, basti pensare al flogisto ma malgrado ciò avanza in modo inesorabile. La condizione umana ne è influenzata in tutti i sensi.

Si allevia la fatica dell’operaio, migliorano le condizioni sociali, si abbreviano le distanze, si prolunga la vita umana, si domano le malattie.

La conoscenza va integrata nella storia e il divenire è unico nella letteratura, nella filosofia, nella storia dell’arte, nel pensiero scientifico e questo dovrebbe contribuire a formare l’uomo nuovo. La conoscenza ci unisce storicamente all’uomo che scheggiava le pietre, che costruiva le piramidi e i templi greci, che si pone l’interrogativo sul senso della vita, che abbandona gli dei e costruisce le grandi religioni.

L’uomo è una cellula dell’universo in perpetuo divenire ma è anche uno spirito libero che dalla propria libertà ed interiorità trae i motivi per esistere. La conoscenza include poeti e scienziati che devono andare avanti insieme nelle sempre più vaste regioni dell’ignoto.

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